“I carboidrati fanno ingrassare”, “Lo zucchero è sempre tossico”, “Il glutine fa male a tutti”. Sono tutte fake news!
Come capire se un consiglio alimentare è affidabile?
Ne parliamo con Laura Rossi, Direttrice del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell'’Istituto Superiore di Sanità
1. Come può un consumatore — senza formazione scientifica — distinguere un’informazione nutrizionale affidabile da una pseudoscientifica in tema alimentare?
Oggi siamo continuamente esposti a consigli su alimentazione e salute, ma non tutte le informazioni hanno lo stesso valore. Il primo passo è chiedersi chi sta parlando: la fonte è un’istituzione pubblica, una società scientifica o un professionista qualificato, oppure un influencer o qualcuno che ha interesse a vendere un prodotto?
È poi importante diffidare dei messaggi che promettono risultati rapidi o miracolosi. In nutrizione non esistono alimenti che curano tutte le malattie né cibi da eliminare completamente per stare bene. La scienza procede attraverso l'insieme delle evidenze, non attraverso il singolo studio o l’esperienza personale.
Le informazioni più affidabili sono quelle coerenti con le Linee Guida e con il consenso della comunità scientifica. Il miglior antidoto alle fake news è sviluppare un po’ di spirito critico e verificare sempre le fonti prima di credere o condividere una notizia.
2. Gli influencer del benessere raggiungono milioni di persone con consigli alimentari non verificati. Dal punto di vista della salute pubblica, quali sono i rischi concreti che avete osservato?
I social rappresentano un’opportunità straordinaria per diffondere informazioni sulla salute, ma anche un ambiente in cui la disinformazione può circolare molto rapidamente. I contenuti che suscitano emozioni o promettono risultati semplici tendono ad avere maggiore visibilità rispetto ai messaggi scientifici, che sono necessariamente più equilibrati.
Il rischio principale è che le persone adottino diete restrittive o eliminino intere categorie di alimenti senza alcuna indicazione clinica, con possibili carenze nutrizionali e un rapporto sempre più problematico con il cibo.
Come Istituto Superiore di Sanità crediamo che contrastare la disinformazione significhi anche imparare a comunicare meglio la scienza. Per questo abbiamo avviato la campagna social “Le bufale nel piatto”, che ogni 5 del mese propone un breve reel in cui un ricercatore dell’ISS sfata uno dei principali falsi miti sull’alimentazione, offrendo informazioni corrette, basate sulle evidenze scientifiche e facilmente comprensibili. L’obiettivo è aiutare i cittadini a sviluppare un approccio più critico e consapevole nei confronti delle informazioni nutrizionali che incontrano ogni giorno.
3. Quali sono, in questo momento, le false credenze alimentari – fake news - che preoccupano di più dal vostro punto di vista per l’impatto sulla salute della popolazione italiana? Perché?
Ci preoccupano soprattutto quelle che trasformano la nutrizione in un elenco di alimenti “buoni” e “cattivi”. Pensiamo a frasi come “i carboidrati fanno ingrassare”, “lo zucchero è sempre tossico”, “il glutine fa male a tutti” oppure “la frutta contiene troppo zucchero e va limitata”.
Questi messaggi sono semplici da ricordare ma scientificamente scorretti. La salute non dipende da un singolo alimento, bensì dal modello alimentare complessivo e dallo stile di vita.
Un’altra tendenza preoccupante riguarda la promozione di integratori o “superfood” come scorciatoie per ottenere benefici che invece derivano soprattutto da un’alimentazione varia ed equilibrata.
Per contrastare la crescente diffusione delle fake news in ambito alimentare e sanitario, l’Istituto Superiore di Sanità ha realizzato il portale ISSalute, un punto di riferimento per i cittadini che raccoglie informazioni autorevoli, aggiornate e basate sulle evidenze scientifiche. Tra i suoi contenuti è presente anche una rubrica dedicata alle fake news, pensata per smontare i principali falsi miti su alimentazione e salute e promuovere una maggiore alfabetizzazione scientifica e nutrizionale.
4. Qualche anno fa l’olio di palma è diventato il nemico pubblico numero uno sulle tavole degli italiani. Come valuta quella vicenda dal punto di vista della comunicazione scientifica? E soprattutto: quella storia ci ha insegnato qualcosa su come gestire la prossima “emergenza alimentare” amplificata dall’informazione online?
Sì, ci ha insegnato molto. Quella vicenda ha mostrato come un tema scientifico complesso possa essere trasformato in un messaggio estremamente semplificato, creando la convinzione che un singolo ingrediente fosse il principale responsabile di problemi di salute.
In realtà il rischio nutrizionale dipende soprattutto dalla quantità consumata e dalla qualità complessiva della dieta. Demonizzare un singolo alimento o addirittura un singolo ingrediente, raramente aiuta i consumatori a fare scelte migliori.
La lezione è che la comunicazione scientifica deve essere tempestiva, trasparente e facilmente comprensibile. Quando manca una voce autorevole, lo spazio viene rapidamente occupato da informazioni imprecise o fuorvianti.
5. Diete come il digiuno intermittente, la chetogenica o la gluten-free “preventiva” sono oggetto di un entusiasmo enorme sui social. Quali benefici sono realmente documentati e dove invece la scienza non supporta le promesse che circolano?
La ricerca scientifica mostra che alcune di queste strategie possono avere indicazioni specifiche in determinati contesti clinici, ma non rappresentano soluzioni universali.
La dieta chetogenica trova applicazione in alcune condizioni mediche e può essere utilizzata, sotto controllo sanitario, anche nel trattamento dell’obesità. Il digiuno intermittente mostra risultati promettenti in alcuni studi, ma le evidenze a lungo termine sono ancora limitate. La dieta senza glutine è l’unico presidio terapeutico per le persone con celiachia e utile in alcune condizioni ben definite, ma non offre alcun beneficio nella popolazione generale.
La scelta del modello alimentare dovrebbe sempre essere personalizzata e basata sulle evidenze scientifiche, non sulle mode del momento. Al di là delle caratteristiche dei diversi regimi alimentari, la perdita di peso dipende principalmente dal raggiungimento di un bilancio energetico negativo. Digiuno intermittente, dieta iperproteica o altri modelli possono essere efficaci se aiutano a ridurre l’apporto energetico complessivo, ma non esistono strategie “miracolose”. Senza un cambiamento duraturo delle abitudini alimentari e dello stile di vita, il peso perso tende frequentemente a essere recuperato.
6. “Mangia sano ed equilibrato” è un consiglio che sentiamo ovunque ma che spesso rimane vago. Come lo definirebbe in modo concreto e accessibile per un adulto che vuole orientarsi senza affidarsi a mode del momento?
Mangiare sano significa seguire un’alimentazione varia, equilibrata, sostenibile nel tempo e prevalentemente vegetale, che non vuol dire vegetariana. La Dieta Mediterranea rappresenta ancora oggi il modello di riferimento: abbondanza di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, consumo regolare di pesce, olio extravergine d’oliva come principale fonte di grassi, moderato consumo di latte e derivati e limitazione delle carni rosse, degli alimenti ricchi di sale, zuccheri e grassi saturi.
Non servono alimenti speciali né diete estreme: sono le scelte quotidiane, ripetute nel tempo, a fare la differenza.
7. Il mercato degli integratori e dei cosiddetti superfood vale miliardi. Quando un consumatore ha davvero bisogno di un integratore e quando invece sta semplicemente sprecando soldi — o peggio, correndo rischi?
Gli integratori non sostituiscono una dieta equilibrata. Possono essere utili quando esiste una reale carenza nutrizionale o in particolari condizioni fisiologiche, come la gravidanza, l’età avanzata o alcune patologie, e in queste condizioni è sempre opportuna l’indicazione del medico o di un professionista sanitario.
Per la maggior parte delle persone una dieta varia è perfettamente in grado di fornire tutti i nutrienti necessari.
Anche il concetto di “superfood” è spesso fuorviante. Non esistono alimenti miracolosi: ciò che conta è l’equilibrio complessivo della dieta. Spesso alimenti tradizionali della Dieta Mediterranea, come legumi, frutta secca, ortaggi e olio extravergine d’oliva, offrono benefici ben documentati senza bisogno di ricorrere a prodotti esotici o costosi.
8. Anziani, adolescenti, donne in gravidanza: quali sono le categorie più esposte alla disinformazione alimentare e ai rischi di diete squilibrate, e quali messaggi specifici vorreste che arrivassero loro?
Tutti possono essere esposti alle fake news, ma alcuni gruppi sono particolarmente vulnerabili.
Gli adolescenti sono fortemente influenzati dai social media e dai modelli estetici; gli anziani possono incontrare maggiori difficoltà nel valutare l’affidabilità delle fonti online; le donne in gravidanza ricevono spesso consigli contrastanti proprio in una fase della vita in cui cercano maggiori informazioni. Ma queste non sono le uniche categorie vulnerabili. Pensiamo, ad esempio, a chi desidera perdere peso e, dopo numerosi tentativi senza successo, può essere più incline a credere alle promesse di soluzioni rapide o diete miracolose. Oppure a chi sta affrontando una malattia grave o ha ricevuto una diagnosi importante e, comprensibilmente, è alla ricerca di ogni possibile speranza: in queste situazioni è più facile cadere nella convinzione che particolari alimenti, diete o integratori possano sostituire le terapie mediche. È proprio nei momenti di maggiore fragilità che la disinformazione trova terreno fertile. Per questo è fondamentale affidarsi a professionisti sanitari qualificati e a fonti istituzionali, evitando di prendere decisioni sulla base di testimonianze personali o contenuti diffusi sui social media.
Per tutti vale lo stesso principio: affidarsi a professionisti qualificati e alle fonti istituzionali rappresenta la scelta più sicura.
9. Cosa dicono le linee guida nazionali per una sana alimentazione? Con quale frequenza vengono aggiornate, su quali basi scientifiche, e come indurre i consumatori a fidarsi di esse più di quanto si fidano di un video virale?
Le Linee Guida italiane per una sana alimentazione non rappresentano opinioni individuali, ma il risultato di un processo rigoroso di revisione delle migliori evidenze scientifiche disponibili.
Le Linee Guida sono elaborate da gruppi multidisciplinari di esperti sulla base di un processo rigoroso di valutazione delle migliori evidenze scientifiche disponibili e vengono periodicamente aggiornate per incorporare le nuove conoscenze. Oltre agli aspetti legati alla salute, tengono conto della sostenibilità, delle abitudini alimentari della popolazione e del contesto culturale del nostro Paese. Più in generale, le linee guida sviluppate secondo le metodologie promosse dal Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, rappresentano il più elevato standard di affidabilità, poiché sono elaborate attraverso procedure trasparenti, rigorose e basate su evidenze scientifiche solide e validate.
Un video virale può convincere in pochi secondi, ma le Linee Guida sintetizzano decenni di ricerca e rappresentano il riferimento più affidabile per orientare le scelte alimentari.
10. Quali consigli darebbe per migliorare la propria dieta e non cadere nelle trappole della disinformazione alimentare?
In occasione della Giornata mondiale della sicurezza alimentare, l’Istituto Superiore di Sanità ha proposto un Decalogo contro le fake news che riassume proprio questi principi: fermarsi, verificare le fonti, controllare se esiste un consenso scientifico e sviluppare un atteggiamento critico prima di condividere un’informazione. È un piccolo esercizio che può fare una grande differenza per la salute di tutti.
Ecco tre consigli, presi dal decalogo, per non cadere nelle trappole della disinformazione:
- verificare sempre la fonte dell’informazione;
- diffidare delle promesse troppo belle per essere vere: nella nutrizione non esistono scorciatoie né soluzioni miracolose:
- ricordare che conta il modello alimentare nel suo insieme, non il singolo alimento.
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