A cosa servono le certificazioni, come funzionano? Sono utili per i consumatori? Cosa è il marchio Made Green in Italy? Ne parliamo con Costanza Gabbrielli dell’Istituto di Management, Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant'Anna di Pisa

 

1. In che modo la presenza di marchi e certificazioni possono aiutare i consumatori in scelte di acquisto più sostenibili?

Le certificazioni svolgono un ruolo importante nell'aiutare i consumatori a orientare le proprie scelte di acquisto, soprattutto quando desiderano privilegiare prodotti più sostenibili. In particolare, le certificazioni basate su verifiche effettuate da organismi terzi indipendenti e su criteri standardizzati, sviluppati attraverso processi trasparenti e partecipati, rappresentano uno strumento credibile per comunicare le caratteristiche e le prestazioni ambientali di un prodotto.

In questo modo, le certificazioni possono ridurre l'incertezza del consumatore e facilitare l'individuazione di prodotti che rispondono a determinati requisiti di sostenibilità. Affinché siano realmente efficaci, tuttavia, è fondamentale che il loro significato sia chiaro e comprensibile e che i consumatori le riconoscano come affidabili.

 

2. Quando un marchio di sostenibilità è affidabile, cosa c’è dietro concretamente?

Un marchio di sostenibilità è affidabile quando si basa su un sistema di certificazione solido, trasparente e verificabile. Non si tratta semplicemente di un logo apposto sul prodotto, ma del risultato di un processo strutturato che prevede regole chiare, controlli indipendenti e verifiche periodiche.

In concreto, i requisiti e le condizioni dello schema di certificazione devono essere pubblicamente disponibili e definiti attraverso un processo di consultazione che coinvolga esperti e stakeholder rilevanti. Il sistema deve inoltre essere aperto a tutti gli operatori che siano in grado di rispettarne i requisiti e garantire condizioni di accesso eque, trasparenti e non discriminatorie.

L'elemento centrale è la verifica della conformità, che deve essere effettuata periodicamente da un organismo terzo indipendente e competente, secondo standard riconosciuti a livello internazionale, europeo o nazionale, come la norma ISO/IEC 17065 o i meccanismi previsti dal Regolamento (CE) n. 765/2008.

Infine, un sistema di certificazione credibile deve prevedere procedure per la gestione delle non conformità e, nei casi necessari, la sospensione o la revoca del diritto di utilizzare il marchio. Sono proprio questi elementi a distinguere una certificazione affidabile da una semplice autodichiarazione ambientale.

 

3. Cosa cambierà per i consumatori dopo il 27 settembre 2026, con l’entrata in vigore della Direttiva europea “Empowering Consumers for the Green Transition” (UE 2024/825), recepita in Italia con il D.Lgs. 30/2026?

Dal 27 settembre 2026 i consumatori beneficeranno di regole più rigorose per contrastare il greenwashing e rendere più affidabili le informazioni ambientali fornite dalle imprese.

La Direttiva (UE) 2024/825, recepita in Italia con il D.Lgs. 30/2026 che modifica il Codice del Consumo, stabilisce infatti che un marchio di sostenibilità potrà essere utilizzato solo se istituito da un'autorità pubblica oppure se basato su un sistema di certificazione che presenta i requisiti di trasparenza, indipendenza e verificabilità sopra descritti, per verificare che un prodotto, un servizio o un'impresa soddisfino determinati requisiti ambientali o sociali, consentendo l’uso di una corrispondente “etichetta di sostenibilità”.

Di conseguenza, a partire dal 27 settembre 2026 saranno vietati i marchi di sostenibilità che non rispettano questi requisiti, offrendo ai consumatori un quadro più chiaro e affidabile per orientare le proprie scelte di acquisto.

 

4. Da tempo è stato introdotto in Italia il marchio Made green in Italy. Di cosa si tratta? Che utilità ha per il consumatore oggi, e che valore avrà all’indomani del 27 settembre?

Il marchio "Made Green in Italy" è lo schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale dei prodotti, promosso e gestito dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il suo obiettivo è valorizzare le produzioni italiane che si distinguono per elevate prestazioni ambientali, rafforzando la competitività del Made in Italy in un mercato sempre più attento alla sostenibilità.

La certificazione si basa sulla metodologia scientifica europea Product Environmental Footprint (PEF), sviluppata dalla Commissione europea, che misura gli impatti ambientali di un prodotto lungo l'intero ciclo di vita. A questo approccio si affiancano ulteriori requisiti previsti dal regolamento dello Schema, tra cui la tracciabilità del prodotto e, ove applicabili, criteri che valorizzano aspetti quali la sostenibilità sociale, la qualità del paesaggio, il Green Public Procurement e altri elementi distintivi delle filiere produttive italiane.

Per il consumatore, "Made Green in Italy" rappresenta quindi uno strumento di certificazione affidabile, fondato su dati scientifici robusti, verifiche indipendenti e criteri trasparenti, che consente di distinguere prodotti realmente più virtuosi da semplici dichiarazioni ambientali prive di adeguato riscontro.

Con l'entrata in vigore delle nuove disposizioni europee contro il greenwashing, il valore di questo marchio sarà ulteriormente rafforzato, poiché il suo impianto è già pienamente coerente con i requisiti di trasparenza, indipendenza e certificazione previsti dalla Direttiva (UE) 2024/825 e dal D.Lgs. 30/2026.

 

5. In cosa consiste il metodo PEF (Product Environmental Footprint) su cui si fonda il marchio? In termini concreti, cosa significa questo per un consumatore che lo trova su uno scaffale? Quali informazioni reali ottiene rispetto a un’etichetta generica come “eco-friendly” o “green”?

Il metodo Product Environmental Footprint (PEF) è la metodologia sviluppata dalla Commissione europea per misurare, in modo scientifico e comparabile, gli impatti ambientali di un prodotto lungo il suo intero ciclo di vita, dall'approvvigionamento delle materie prime fino alla gestione del fine vita. Si basa sull'approccio del Life Cycle Assessment (LCA) ed è applicato secondo specifiche Regole di Categoria di Prodotto (RCP), che definiscono criteri omogenei per valutare prodotti appartenenti alla stessa categoria merceologica e stabiliscono il benchmark di riferimento del settore.

Lo studio PEF è sottoposto alla verifica di organismi terzi indipendenti e accreditati, a garanzia dell'affidabilità dei risultati.

Sulla base di questa valutazione, i prodotti vengono classificati in tre classi di prestazione ambientale. I prodotti in Classe A, con prestazioni migliori rispetto al benchmark di categoria, ottengono direttamente il marchio "Made Green in Italy". I prodotti in Classe B, con prestazioni in linea con la media del settore, possono ottenerlo solo presentando un Piano di Miglioramento che dimostri un percorso concreto di riduzione degli impatti ambientali durante il periodo di validità della certificazione (tre anni). I prodotti in Classe C, invece, che hanno un impatto ambientale superiore al benchmark, non possono essere certificati.

Per il consumatore questo significa poter scegliere un prodotto le cui prestazioni ambientali sono state misurate con una metodologia scientifica riconosciuta a livello europeo e verificate da un soggetto indipendente. Si tratta di una garanzia molto diversa rispetto a dichiarazioni generiche come "green" o "eco-friendly", che, se non supportate da ulteriori specificazioni ed adeguate evidenze, possono risultare vaghe o fuorvianti. Il marchio "Made Green in Italy" offre invece informazioni fondate, verificate, verificabili e confrontabili, consentendo acquisti più consapevoli.

 

6. Sul mercato esistono decine di etichette ambientali, alcune europee come l’Ecolabel UE, altre private. Qual è il valore aggiunto del Made Green in Italy rispetto a questi schemi? Perché un consumatore dovrebbe fidarsi di più di questo marchio e quindi preferirlo rispetto ad altri che già conosce?

Negli ultimi anni il numero di marchi e dichiarazioni ambientali presenti sul mercato è cresciuto notevolmente, con il rischio di generare confusione tra i consumatori. Proprio per questo la Direttiva (UE) 2024/825 introduce regole più rigorose, prevedendo che i marchi di sostenibilità possano essere utilizzati solo se istituiti da un'autorità pubblica o basati su sistemi di certificazione trasparenti e verificati da organismi indipendenti.

In questo contesto, "Made Green in Italy" presenta alcuni elementi distintivi. Anzitutto, si fonda sulla metodologia europea Product Environmental Footprint (PEF), che garantisce una valutazione scientifica e comparabile degli impatti ambientali lungo l'intero ciclo di vita del prodotto. Inoltre, lo schema prevede un elevato livello di trasparenza: per ogni prodotto certificato viene pubblicata sul sito web dell’azienda una Dichiarazione di Impronta Ambientale di Prodotto (DIAP), che rende accessibili le informazioni alla base della certificazione.

L’elemento di forza e unicità del marchio consiste proprio nel combinare caratteristiche tipiche di diversi sistemi di etichettatura ambientale. Da un lato, assicura una comunicazione trasparente e verificata delle prestazioni ambientali del prodotto, secondo principi analoghi a quelli delle etichette ambientali di Tipo III (normati dalla ISO 14025). Dall'altro, consente la certificazione solo ai prodotti che raggiungono livelli di prestazione ambientale almeno pari o superiori al benchmark della propria categoria, valorizzando quindi le eccellenze ambientali, secondo una logica affine a quella delle etichette di Tipo I (normati dalla ISO 14024).

Per il consumatore, questo si traduce nella possibilità di riconoscere con maggiore certezza prodotti che non si limitano a dichiararsi sostenibili, ma che hanno dimostrato, attraverso dati scientifici e verifiche indipendenti, di possedere prestazioni ambientali effettivamente migliori rispetto alla media del proprio settore.

 

7. Quale è il ruolo della Scuola Superiore Sant'Anna nello sviluppo e nella diffusione dell’utilizzo di questo marchio?

L’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna esercita la funzione di Segreteria Tecnica al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per lo schema “Made Green in Italy”, così come previsto dall’Accordo di collaborazione ex art. 15 della legge 241/90 stipulato tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Direzione Generale Economia Circolare (DGEC) e la Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna-Istituto di Management. La Scuola fornisce assistenza tecnica sullo sviluppo e l’aggiornamento delle RCP nonché sulla revisione della documentazione associata alle richieste di adesione al marchio. Inoltre, la Scuola Superiore Sant’Anna eroga servizi di promozione e formazione inerente allo Schema e al suo funzionamento ad aziende e altri soggetti interessati, pubblici e privati.

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