Negli ultimi anni si è diffuso il c.d. greenwashing (ambientalismo di facciata), una pratica commerciale scorretta attraverso la quale le aziende diffondono dichiarazioni ambientali ingannevoli, presentando un falso impatto o beneficio ambientale del prodotto o del servizio. L’obiettivo è indurre il consumatore a compiere un acquisto che, in assenza di tali dichiarazioni, non avrebbe fatto.

Per contrastare queste pratiche sempre più diffuse, l’Unione europea e i singoli Stati membri stanno intervenendo attraverso regolamenti e provvedimenti normativi specifici.

L’Unione Europea ha adottato, il 28 febbraio 2024, la direttiva ECGT (Empowering Consumer for the Green Transition), con il recepimento da parte degli Stati membri entro il 27 marzo 2026 (ne avevamo parlato in questo articolo). La direttiva prevede la responsabilità degli operatori economici di fornire informazioni chiare, pertinenti e affidabili ai consumatori, al fine di contrastare le pratiche commerciali sleali che ostacolano il libero acquisto dei consumatori. Il provvedimento affronta le pratiche associate all’obsolescenza precoce dei beni, le asserzioni ambientali ingannevoli (greenwashing), le informazioni ingannevoli sulle caratteristiche sociali dei prodotti o delle imprese, i marchi di sostenibilità non trasparenti e non credibili. Vengono, infine, introdotti degli strumenti specifici come l’avviso armonizzato e l’etichetta armonizzata.

Per recepire la direttiva dell’UE, il 5 novembre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo sulla ‘responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde’ che integra e modifica alcune disposizioni vigenti del Codice del Consumo.

L’obiettivo del decreto è rafforzare la tutela dei consumatori; proteggere i settori produttivi più esposti, nei quali la comunicazione ambientale corretta diventa essenziale per la vendita e difendere il Made in Italy.

Nel dettaglio, il Codice del consumo sarà aggiornato con un ampliamento dell’elenco delle pratiche commerciali vietate. Sono considerate scorrette, e quindi sanzionabili, le affermazioni generiche legate alla sostenibilità ambientale e sociali, ovvero le “green claims” che non sono verificabili, attendibili e comparabili. Vengono così rafforzate le tutele e gli strumenti contro queste pratiche.

Il decreto, inoltre, introduce le definizioni concrete di asserzione ambientale, marchio di sostenibilità, durabilità e riparabilità dei beni, con l’obiettivo di rendere più trasparente e verificabile la comunicazione sulle etichette che riguardano le caratteristiche ambientali, e consentire ai consumatori di riconoscere con chiarezza e facilità i prodotti realmente sostenibili.

Infine, sono previste nuove regole di trasparenza nelle informazioni e viene introdotto un avviso armonizzato sulla garanzia legale e un’etichetta che rendano immediatamente riconoscibile la durabilità del prodotto.