Cosa sono gli upcycled food di cui a volte si sente parlare? Sono sani? Sono sicuri? Quali sono i benefici per i consumatori nel conoscere e scegliere questi prodotti?
Ne parliamo con Chiara Nobili, PhD - Laboratorio Innovazione delle Filiere Agroalimentari – ENEA
1. Che cosa sono, in parole semplici, gli upcycled food? Può fare qualche esempio concreto di prodotto upcycled?
Gli upcycled food sono alimenti ottenuti recuperando ingredienti che altrimenti verrebbero sprecati, pur essendo ancora perfettamente commestibili.
L’idea è quella di dare una “seconda vita” a queste materie prime, trasformandole in nuovi prodotti.
Per esempio, si possono utilizzare bucce e semi della frutta per ottenere ingredienti ricchi di composti salutistici, oppure impiegare il siero del latte—un sottoprodotto della produzione del formaggio—per realizzare prodotti da forno ad alto contenuto proteico.
Oggi questo approccio è ulteriormente valorizzato grazie alle biotecnologie, e in particolare alle biotecnologie circolari, che permettono di recuperare nuovi ingredienti da sottoprodotti ancora utilizzabili, migliorandone le caratteristiche nutrizionali e funzionali e contribuendo a rendere il sistema alimentare sempre più sostenibile ed efficiente. Un esempio è la fermentazione di crusca di cereali con microorganismi per l’ottenimento di un ingrediente salutistico.
2. Perché ingredienti ancora buoni rischiano di essere sprecati?
Gli sprechi si generano lungo tutte le fasi della filiera agroalimentare.
Un alimento può essere lasciato nei campi perché non rispetta criteri estetici, diventando una “perdita”; può generare “scarti” durante la lavorazione (come bucce e parti non edibili); oppure diventare “eccedenza” quando resta invenduto vicino alla scadenza.
In molti casi, quindi, non è la qualità del prodotto a determinare lo spreco, ma fattori commerciali, logistici o organizzativi.
3. Gli upcycled food sono sicuri quanto gli altri alimenti? Quali controlli vengono fatti prima che arrivino al consumatore?
Sì, gli upcycled food devono rispettare gli stessi standard di sicurezza degli altri alimenti.
Prima di arrivare sul mercato, sono sottoposti a controlli lungo tutta la filiera, proprio come qualsiasi altro prodotto alimentare.
In questo contesto, infrastrutture come METROFOOD-RI (https://www.metrofood.eu/), coordinate da ENEA, contribuiscono a garantire qualità e sicurezza attraverso attività di ricerca, analisi e controllo.
4. Sono anche più sani o solo più sostenibili?
Dipende dal prodotto, ma possono essere entrambe le cose.
In molti casi, il recupero consente di valorizzare componenti ricche di nutrienti, come polifenoli, fibre o proteine, che altrimenti verrebbero scartate.
Per esempio, dagli scarti degli agrumi si possono ottenere composti bioattivi utili per il benessere.
Quindi gli upcycled food possono essere non solo sostenibili, ma anche nutrizionalmente interessanti.
5. Il beneficio ambientale è sempre garantito? Come si distingue un vero prodotto upcycled da un’operazione di marketing?
Il beneficio ambientale non è automatico: dipende da come è progettato il processo.
Un vero prodotto upcycled nasce da un approccio di economia circolare, cioè quando il recupero degli scarti riduce realmente l’uso di risorse e la produzione di rifiuti.
Per distinguere un’operazione autentica da una puramente commerciale, è importante valutare:
- la trasparenza dell’azienda,
- l’origine degli ingredienti,
- il reale recupero di materia che altrimenti sarebbe stata sprecata.
6. In sintesi, quali sono i principali vantaggi per il consumatore?
I principali vantaggi per il consumatore sono diversi. Innanzitutto, scegliendo questi prodotti si contribuisce concretamente a ridurre lo spreco alimentare e quindi l’impatto ambientale del sistema food. Allo stesso tempo, si ha la possibilità di acquistare prodotti più sostenibili, spesso ottenuti attraverso processi innovativi e responsabili. In alcuni casi, inoltre, questi alimenti possono offrire anche benefici nutrizionali interessanti, perché derivano dalla valorizzazione di ingredienti ricchi di composti utili. Non va dimenticato, infine, che le scelte del consumatore hanno un ruolo fondamentale: orientando gli acquisti verso questi prodotti, si contribuisce a spingere il mercato verso modelli produttivi più sostenibili.
7. Quali sono invece gli eventuali svantaggi o i limiti?
Accanto ai vantaggi, esistono anche alcuni limiti. Oggi questi prodotti non sono ancora così diffusi e quindi possono essere meno facilmente reperibili rispetto a quelli tradizionali. Inoltre, può esserci una certa diffidenza iniziale da parte dei consumatori, legata all’idea che si tratti di alimenti derivati da “scarti”, anche se in realtà sono perfettamente sicuri e controllati. Un altro aspetto riguarda la complessità dei processi di recupero, che spesso richiedono tecnologie avanzate e competenze specifiche. Proprio per questo è ancora molto importante lavorare sull’informazione e sulla comunicazione, per aumentare la consapevolezza e l’accettabilità di questi prodotti.
8. Un prodotto nato dal recupero può costare più di un prodotto tradizionale? Se sì, perché?
Sì, può accadere che un prodotto upcycled abbia un costo superiore rispetto a uno tradizionale. Questo perché i processi necessari per recuperare e trasformare le materie prime sono spesso complessi e tecnologicamente avanzati. È necessario selezionare accuratamente i sottoprodotti, trattarli e renderli idonei alla produzione alimentare, e tutto questo comporta investimenti significativi anche in ricerca e innovazione. In molti casi, quindi, non si tratta di prodotti “a basso costo”, ma di alimenti ad alto valore aggiunto, che incorporano sostenibilità, qualità e innovazione.
9. Che cosa dovrebbe essere scritto chiaramente in etichetta per aiutare a valorizzare le caratteristiche di questi prodotti?
L’etichetta gioca un ruolo fondamentale nel comunicare il valore degli upcycled food. È importante che venga indicata in modo chiaro l’origine degli ingredienti, specificando quando derivano da recupero o da sottoprodotti. Allo stesso tempo, sarebbe utile evidenziare i benefici ambientali associati al prodotto, insieme alle sue caratteristiche nutrizionali. Eventuali certificazioni o standard di qualità possono contribuire a rafforzare la fiducia del consumatore. In generale, una comunicazione trasparente e completa è essenziale per aiutare le persone a comprendere il valore di questi prodotti e a fare scelte d’acquisto più consapevoli.
10. Gli upcycled food sono una moda o una parte concreta del futuro dell’alimentazione?
Non si tratta solo di una moda, ma di una risposta concreta a problemi reali come lo spreco alimentare e l’impronta ambientale delle filiere produttive.
Considerando che una quota significativa del cibo viene persa lungo la filiera, la valorizzazione degli scarti è una strategia chiave per rendere il sistema più sostenibile. Per questo, gli upcycled food rappresentano una componente sempre più importante del futuro dell’alimentazione.
11. Può descrivere in poche battute il ruolo di ENEA nello studio e nella ricerca su questo tema?
ENEA ha un ruolo molto importante e concreto nello sviluppo di soluzioni innovative per ridurre lo spreco alimentare e favorire la transizione verso un sistema più circolare.
Si occupa di sviluppare tecnologie avanzate per valorizzare scarti e sottoprodotti: per esempio, ha sviluppato processi che permettono di trasformare gli scarti della lavorazione del limone in composti bioattivi ad alto valore, oppure di recuperare dal siero del latte proteine e altri nutrienti da riutilizzare in nuovi alimenti o materiali sostenibili come le bioplastiche.
ENEA lavora anche sulla progettazione di soluzioni innovative lungo tutta la filiera, non solo sul prodotto ma anche sul packaging. Ad esempio, sta sviluppando imballaggi intelligenti e sostenibili che possono prolungare la conservazione degli alimenti e quindi ridurre ulteriormente gli sprechi.
Un altro aspetto fondamentale è il ruolo di coordinamento e di sistema: ENEA guida piattaforme nazionali come ICESP, che mettono insieme istituzioni, imprese e ricerca per promuovere l’economia circolare attraverso una banca dati delle buone pratiche in tutte le fasi del processo produttivo, e coordina infrastrutture come METROFOOD-RI che si occupano di qualità e sicurezza alimentare, fornendo servizi non solo al mondo della ricerca, ma anche alle imprese, agli organismi di controllo, alle istituzioni e a i cittadini.
Infine, ENEA è molto attiva anche nella divulgazione e sensibilizzazione. Attraverso materiali informativi, opuscoli e iniziative pubbliche, aiuta cittadini e operatori del settore a comprendere come ridurre gli sprechi e adottare comportamenti più sostenibili, promuovendo il passaggio da un modello lineare a uno circolare in cui ogni risorsa viene valorizzata e non diventa rifiuto.
In sintesi, ENEA non fa solo ricerca, ma costruisce un vero e proprio ponte tra innovazione scientifica, imprese e consumatori per rendere il sistema agroalimentare più sostenibile.
#sciencebased


