Le comunità energetiche rinnovabili (CER) sono soggetti giuridici attraverso cui i cittadini, le piccole imprese e le autorità locali possono produrre, gestire, condividere e consumare la propria energia. All’interno di una CER, l’energia elettrica viene condivisa tra i diversi soggetti produttori e consumatori che sono connessi alla medesima cabina primaria. I benefici che derivano dalla sua costituzione sono molteplici: contribuisce al conseguimento dell’obiettivo UE in materia di energie rinnovabili, accresce la partecipazione dei cittadini e della collettività, riduce la povertà energetica e sostiene le famiglie vulnerabili
Il quadro europeo
Con la direttiva RED II (UE 2018/2001), la Renewable Energy Directive la Commissione ha introdotto, per le comunità energetiche, le definizioni giuridiche sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili, mentre definisce il mercato interno dell’energia elettrica tramite l’Internal Market for Electricity Directive (IMED). L’obiettivo è almeno una comunità energetica in ogni comune con più di 10.000 abitanti entro il 2025, nell’ambito del percorso verso la neutralità climatica al 2050.
Il rapporto della Corte dei conti
La Corte dei conti europea ha pubblicato una relazione speciale 10/2026 “Comunità energetiche: un potenziale ancora da sfruttare”. Il lavoro ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo delle CER in Europa, presentando le sfide da affrontare ma anche i possibili rimedi. Le comunità energetiche hanno il potenziale di accelerare la transizione energetica, coinvolgere i cittadini e renderla accessibile a tutti.
Oggetto di valutazione sono la Commissione e quattro Stati membri (Italia, Paesi Bassi, Polonia e Romania) nel periodo dicembre 2020 – luglio 2025. La valutazione riguarda, da una parte, la definizione corretta degli obiettivi da parte della Commissione, con un adeguato monitoraggio del raggiungimento degli stessi. Per quanto riguarda i Paesi, è stato analizzato il conseguimento dell’obiettivo europeo, se hanno sostenuto efficacemente le comunità energetiche e se hanno posto in essere le condizioni idonee per la realizzazione.
I principali risultati:
- è improbabile raggiungere l’obiettivo UE di avere almeno una comunità energetica basata su fonti rinnovabili in ogni comune con più di 10.000 abitanti entro il 2025: a gennaio era stato raggiunto solo il 27%.
- Le definizioni dell’UE non sono chiare e generano confusione, soprattutto a causa delle due diverse definizioni giuridiche di comunità energetiche, con delle differenze e sovrapposizioni. Ad esempio, le comunità energetiche rinnovabili possono produrre solo energia rinnovabile, mentre le comunità energetiche dei cittadini possono produrre anche energia elettrica non rinnovabile. Vi sono sovrapposizioni riguardanti la governance e le finalità
- Mancano dati completi e registri nazionali uniformi, rendendo difficile monitorare i progressi.
- L’obiettivo UE è difficile da misurare, non include orientamenti che specifichino cosa è incluso, e non ha analizzato se tale obiettivo sia raggiungibile.
Le direttive IMED e RED avrebbero dovuto essere recepite dagli Stati membri rispettivamente entro il 31 dicembre 2020 e il 30 giugno 2021. Tra i Paesi analizzati, solo l’Italia ha recepito integralmente entrambe. Tuttavia, non è stata ancora realizzata una valutazione nazionale sugli ostacoli e sul potenziale di sviluppo, anche a causa delle informazioni frammentate e della carenza di esperti che diano istruzioni precise e semplici.
Per quanto riguarda la capacità di produzione di energia solare ed eolica, a gennaio 2025 le comunità energetiche in Italia contribuivano a circa lo 0,1% della capacità di produzione di energia solare e allo 0,01% di quella eolica.
Nel piano nazionale, l’Italia ha inserito obiettivi per le CER, ma con dei target non allineati a quelli europei: ad esempio, si fa riferimento a comuni con meno di 5.000 abitanti, mentre l’obiettivo UE riguarda quelli sopra i 10.000
Nessuno degli Stati membri monitora i progressi compiuti a livello nazionale verso il conseguimento dell’obiettivo. L’Italia, insieme alla Polonia, dispone di un registro, utile a verificare il rispetto dei requisiti normativi, ma non sufficiente a valutare i progressi complessivi o adottare eventuali azioni correttive.
Nonostante queste criticità, le comunità energetiche sono in crescita: tra gennaio e giugno 2025 sono aumentate del 75%, da 241 sono passate a 421, anche grazie alle misure adottate in Italia, tra cui le sovvenzioni dell’RRF (dispositivo per la ripresa e la resilienza, un programma UE di sostegno finanziario per riforme e investimenti degli Stati membri), norme operative, migliori orientamenti, registrazione facilitata, ammissibilità estesa e l’ampliamento delle zone di condivisione dell’energia.
Da maggio 2025, inoltre, è stata estesa anche alle persone fisiche la possibilità di accedere alla tariffa incentivante per l’energia condivisa prodotta da impianti finanziari, favorendo una maggiore partecipazione dei cittadini, oltre ad enti pubblici e enti senza fini di lucro.
Le raccomandazioni della Corte dei Conti all’Italia sono due: da una parte, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica italiano dovrebbe eseguire una valutazione e riferire in merito agli ostacoli esistenti e al potenziale sviluppo delle CER. Dall’altra è necessaria l’elaborazione di disposizioni che promuovano il ruolo dei cittadini nelle comunità energetiche.


