Come e perché gli algoritmi catturano la tua attenzione, raccolgono i tuoi dati, costruiscono la tua bolla e cosa puoi fare per difenderti.

Quando una cosa è gratis, il prodotto sei tu!

Instagram, TikTok, YouTube sono gratis. Ma le aziende che li gestiscono sono tra le più ricche al mondo. Come è possibile? Il loro vero prodotto sei tu, o meglio, i tuoi dati.

Il Garante italiano per la protezione dei dati personali lo spiega chiaramente nel suo vademecum: il modello di finanziamento delle piattaforme si basa sulla vendita di pubblicità mirate. Le piattaforme tracciano ogni tuo gesto digitale e con questi dati costruiscono un profilo dettagliato di te e lo vendono agli inserzionisti pubblicitari. Per conoscere tutto questo, ti osservano in ogni momento. Vediamo come.

1. Come ti tracciano

Ogni volta che usi una app o visiti un sito, lasci tracce digitali. Non si tratta solo dei post che pubblichi: le piattaforme raccolgono molto di più, in modo quasi invisibile.

Il tracciamento avviene tramite cookie (file salvati nel browser), tracking delle app, dati di geolocalizzazione e comportamenti di navigazione. In pratica, ogni clic, ogni pausa, ogni video che guardi, ogni post su cui fermi il pollice anche senza cliccare: tutto viene registrato e analizzato.

Con tutti questi dati, le piattaforme costruiscono un profilo dettagliatissimo di te: interessi, opinioni politiche, stato emotivo, abitudini, relazioni. Questo profilo viene usato per mostrarti pubblicità personalizzata ma anche per decidere quali contenuti ti verranno proposti.

 

2. La trappola dell’attenzione

Il tempo che trascorri sulle piattaforme è la risorsa più preziosa dell’economia digitale: più resti connesso, più annunci vedi, più dati produci.

Per questo motivo, gli algoritmi sono progettati per massimizzare il tempo di utilizzo sfruttando meccanismi psicologici precisi, come ad esempio lo scroll infinito, l’auto play dei video, le notifiche push che ti richiamano quando sei lontano dall’app. Il meccanismo più potente è però quello delle “ricompense variabili”: non sai mai cosa troverai scorrendo il feed. Questa incertezza ti spinge a continuare. Non è un caso. È design intenzionale.

Le app sono progettate appositamente con l’unico obiettivo di tenerti il più a lungo possibile sullo schermo.

Proprio per arginare l’utilizzo di queste tecniche “manipolative”, la Commissione Europea, nelle sue Linee Guida sulla protezione dei minori, parla esplicitamente di dark pattern e raccomanda ai fornitori di piattaforme online di adottare misure per garantire la tutela dei minori da queste interfacce ingannevoli.

 

3. La filter bubble

L’algoritmo ha un obiettivo: tenerti connesso il più a lungo possibile. Per farlo, filtra automaticamente i contenuti che ti mostra, escludendo quelli che non corrispondono al tuo profilo. Il risultato?

Nel tuo feed senti sempre le stesse opinioni e le stesse voci. L’impressione è che tutti la pensino come te mentre invece non è così: stai vedendo solo una parte della realtà, quella più simile a te. Questo meccanismo non riguarda solo l’intrattenimento ma anche l’informazione.

Per capire l’importanza di questo fenomeno, basta pensare che, come rileva l’ultimo Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione di AGCOM, oltre la metà degli italiani (il 55,8%) si informa principalmente sul web, e i giovani tendono a fare più affidamento sulle piattaforme social che sulle fonti tradizionali. Questo meccanismo quindi, se non noto e arginato da noi utenti, può contribuire ad esempio alla polarizzazione delle opinioni e ad alimentare visioni parziali della realtà.

 

4. I tuoi diritti.

Grazie al GDPR (Regolamento (UE) 2016/679) e al Digital Services Act hai diritti concreti, eccone alcuni:

  • accesso: puoi chiedere copia di tutti i dati raccolti su di te;

  • cancellazione (diritto all’oblio): puoi chiedere che i tuoi dati vengano eliminati;

  • opposizione: puoi opporti alla profilazione e alla pubblicità personalizzata;

  • feed non personalizzato: le grandi piattaforme sono obbligate a offrire questa opzione;

  • minori: è vietata la pubblicità personalizzata se sei minorenne.

 

5. Cosa puoi fare

Ecco alcune azioni pratiche, ispirate ai consigli del Garante Privacy contenuti nel Vademecum “Social Privacy”:

  • leggi le informative sulla privacy prima di iscriverti a un servizio: sono lunghe, ma anche solo scorrere i punti principali può farti capire cosa stai accettando;

  • non cliccare “accetta tutto” sui banner dei cookie. Scegli sempre le impostazioni personalizzate e rifiuta i cookie non necessari;

  • controlla le impostazioni della privacy sulle tue app almeno una volta ogni tre mesi. Le piattaforme cambiano le impostazioni di default senza avvisarti;

  • disattiva la personalizzazione del feed dove possibile;

  • limita la geolocalizzazione alle sole app che ne hanno davvero bisogno (mappe, meteo) e solo “durante l’uso”, non sempre;

  • imposta limiti di tempo sulle app tramite le funzioni digital wellbeing del tuo telefono. Non è debolezza: è consapevolezza;

  • diversifica le fonti di informazione. Se una notizia ti colpisce, cercala su almeno due o tre fonti diverse prima di crederci o condividerla;

  • prima di pubblicare una foto, chiediti: questa immagine potrebbe danneggiarmi tra 5 anni? Potrebbe coinvolgere qualcuno senza il suo consenso?

Ricorda: la libertà digitale inizia dalla consapevolezza. Non si tratta di smettere di usare i social. Si tratta di usarli sapendo come funzionano per scegliere davvero, invece di essere scelti.

 

6. Qualche dato

In Italia il 13,5% degli adolescenti fa un uso problematico dei social media, lo rileva lo studio HBSC-Italia, a fronte di un 11% di media europea.

Per uso problematico dei social si intende un comportamento caratterizzato da incapacità di controllare l’uso, astinenza quando non li si usa, trascuratezza di altre attività e conseguenze negative nella vita quotidiana.

Secondo il Rapporto sull’alfabetizzazione mediatica e digitale di AGCOM (2025), solo il 58,9% degli italiani dai 14 anni in su conosce il ruolo degli algoritmi di raccomandazione. Ancora più significativo: solo il 7% ha un livello ottimale di alfabetizzazione algoritmica, mentre il 64,6% ha un livello nullo o scarso. In altre parole: la stragrande maggioranza delle persone non sa come funziona il sistema che gestisce la loro vita digitale.

 

Fonti

Garante per la protezione dei dati personali (Italia). Vademecum "Social Privacy. Come tutelarsi nell'era dei social media", edizione aggiornata, novembre 2025.

Parlamento Europeo e Consiglio dell'UE. Regolamento (UE) 2016/679 — GDPR, attuato in Italia dal D.Lgs. 196/2003 come modificato dal D.Lgs. 101/2018 (soglia a 14 anni).

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) — Ufficio Regionale per l'Europa

Studio Health Behaviour in School-aged Children (HBSC)

AGCOM — Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

Fabbisogni di alfabetizzazione mediatica digitale, luglio 2025

Commissione Europea

Linee Guida sulla protezione dei minori online